PONTORMO, VISITAZIONE DI CARMIGNANO A RESTAURO ULTIMATO

Quando vidi la Visitazione a Carmignano notai alcuni danni sulla parte bassa. Erano spaccature del legno che si intravedevano dietro al vetro. Certi ritocchi alterati e molte ammaccature erano dovute agli spostamenti e ai ricoveri del quadro in qualche luogo sicuro. Un “vernicione giallastro” sormontava tutte le figure e si addensava sul manto della Santa Elisabetta che da verde era diventato bruno. Ricoverato nel mio studio il dipinto è stato analizzato come un paziente importante e sottoposto a numerose indagini prima di procedere al restauro. Cinque assi di pioppo ben tagliate, incollate fra loro con colla di formaggio (probabile caseina), come si usava a quel tempo e due traverse di abete formano il supporto di legno della Visitazione. La riflettografia a raggi infrarossi ha rivelato il sottostante disegno a matita e una quadrettatura regolare. Il dipinto ripropone fedelmente il disegno preparatorio quadrettato dallo stesso Pontormo conservato al Gabinetto Disegni e Stampe agli Uffizi. Sono emersi altresì una serie di pentimenti sui piedi e sui capelli dell’ancella, sul velo della Madonna e sulla mano sinistra di Santa Elisabetta. Pontormo ha cambiato un po’ di cose mentre continuava a dipingere. Altre indagini ci hanno fatto conoscere la tavolozza di Jacopo, la stessa usata al tempo della Deposizione di Santa Felicita. Sulla Visitazione la biacca si mescola con l’azzurrite, le ocre gialle con le brune e la lacca di robbia. Il manto della Vergine è fatto di getto con pennellate corpose di azzurro e olio, le pieghe si accartocciano e il manico del pennello graffia talvolta il colore e ammorbidisce la stoffa. I visi li dipinge a tratti fini e sminuzzati, specie quello della vecchia, poi col rosso-cinabro sfiamma i nasi e le bocche come un riverbero di luce dal basso.

I riccioli biondi dei capelli che paiono dorati li mette alla fine, sul cielo già concluso. Ed il cielo lo abbiamo ritrovato azzurro sotto alle ripassature nere che lo rendevano coperto, le nuvole sono bianche e sfilacciate. Le facciate dei palazzi avevano toni grigi e freddi ma sotto erano bagnate dalla luce di Firenze, gli intonaci erano macchiati. Una donna si affaccia alla finestra e un panno bianco cade dal davanzale. La testa di un piccolo asino si affaccia dietro l’angolo del palazzo, mentre i due avventori come “manichini mascherati” conversano sulla panca. La torre sopra Santa Elisabetta è mozza col cielo sopra e un travicello di legno è inserito nel muro. La pulitura l’abbiamo messa a punto in modi differenti per togliere le ripassature pesanti dei secoli scorsi, abbiamo calibrato i tempi e i modi con l’aiuto di emulsioni, solventi, pennelli e bisturi. Le cromie originali attenuate dai vecchi restauri sono riemerse, mentre l’azzurro del manto della Madonna è rimasto di tono verdastro per via delle vernici incorporate. L’effetto nuvolato del manto giallo-arancio ha ripreso la mescolanza dello stagno con l’ocra e gli occhi cerchiati delle donne hanno ora velature verdastre sulle pupille. Dopo aver consolidato in poche zone il colore, si sono stuccati 1673 fori di tarlo per procedere poi alla ripresa pittorica con colori a tempera. Dopo la stesura di una vernice protettiva e rivitalizzante a base di Resina Retoucher si sono raccordati gli ultimi ritocchi. Abbiamo così ricomposto le figure della Visitazione: quattro donne giganti, due uomini piccoli, una figurina alla finestra e un asinello che sorride. Daniele Rossi